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Un giorno, passati i sessanta, mia moglie mi parla di un corso di scrittura creativa. Sono curioso, ci provo. Da lettore posso passare a scrittore, o qualcosa di simile. Quelli che trasporto sul mio blog Lapis Haematites sono gli esercizi in classe e a casa concepiti, seguiti e corretti da Antonella Iadicicco, la maestra. Sono le aperture verso mondi inesistenti, a volte tanto vicini altre così lontani. Che piacevole fatica aprire i varchi attraverso i quali prendono forma luci, suoni, odori, persone, fatti. Come in un diario lascio qui i miei viaggi. Se qualcuno tra i lettori saprà farli entrare in se per pochi minuti, sarà mio piacere aver regalato piccole emozioni.

mercoledì 7 ottobre 2020

Notizie utili sulla pandemia di 100 anni fa...

 Scrivo ad Ottobre 2020, alla fine di una estate molto "libera" che seguiva un primo periodo di lockdown. In questi giorni la curva dei contagi si rialza ed è ipotizzabile una sciagurata  nuova chiusura.

In tutto questo la mia curiosità cade sulla distanza tra le apparenze e la sostanza. Distanza alla quale certo siamo un po' abituati... La sostanza è la pandemia, l'apparenza è come la percepisco io, l'uomo comune. 

Abbiamo difficoltà a vivere nelle difficoltà, e come non essere d'accordo, quindi, e qui la storia si complica,  fuggiamo in un mondo fantastico alla prima occasione, rischiando grosso. Un esempio? Piove forte ma io ho fretto e vado veloce con la macchina. Lo so che piove, so anche che la distanza di frenata è più lunga, che la strada è viscida, tuttavia, fidando su una male interpretata nozione di normalità, non modifico le mie abitudini. Anzi, dal momento che sono in ritardo, accelero. Creo una situazione di pericolo per me e gli altri.

Torniamo a bomba. Abbiamo vissuto il famigerato lockdown, due mesi chiusi a casa a cui abbiamo risposto aprendo un ventaglio molto ampio di reazioni, dalle più negative a quelle positive. Abbiamo dovuto reinventare il nostro tempo, per molti un trauma. La percezione di una strisciante dittatura si è fatta sentire in vari strati sociali: "il governo impedisce di vivere la mia vita liberamente". Tanto è vero che appena la restrizione è caduta abbiamo vissuto una estate...normale. Niente mascherina, niente guanti, niente distanziamento. La pandemia non esiste, non è mai esistita...

Di fronte a qualcosa di eccessivamente grande e/o traumatica scatta la rimozione, una sorta di autodifesa. Mi ricordano le scene di felice isteria al termine delle guerre ad esempio. Milioni di morti fino a quel giorno ma sono pronto a ballare in strada per lo scampato pericolo.

Ed allora voglio fare una operazione impopolare, voglio andare a guardare qualche cronaca e storia della grande pandemia del '900: la Spagnola che da sola uccise un numero imprecisato di persone tra i 50 ed i 100 (!) milioni... Perché? Per il fatto che ci sono interessanti analogie. 


Il primo impatto è straniante: si trovano centinaia di foto d'epoca dove la prevenzione è la stessa attuata oggi, la mascherina. C'è un cartello della città di Milano che indica le stesse misure igieniche odierne!


Cominciamo con Arnaldo Benini sul Sole 24Ore ..."la Great Pandemic in poco più di un anno uccise più soldati americani che la guerra. Essa infettò un terzo dell’umanità, che allora contava circa un miliardo e settecento milioni di persone, e, in tre ondate, dal febbraio-marzo 1918 alla primavera del 1919, ne uccise circa 100 milioni, il maggior cataclisma demografico di tutti i tempi. Esso si aggiunse ai 15 milioni di morti a causa della guerra e a quelli d’infezioni ricorrenti o croniche come Tbc (di cui, negli ultimi mesi della guerra, solo in Austria morirono 35mila persone) colera, malaria, sifilide, tifo, morbillo"....."La divulgatrice scientifica Laura Spinney, collaboratrice dell’Economist, tratta magistralmente la pandemia nel contesto economico, militare, religioso, della scienza e delle idee delle aree colpite. Ha buone ragioni per sostenere che quella strage, che si spense spontaneamente quasi ovunque nel 1920, dopo che, durante la seconda ondata nell’autunno del 1918, aveva fatto temere l’estinzione dell’umanità, ha cambiato il mondo. Il riaggiustamento sociale dopo simili disastri è sempre impervio e doloroso. Basti pensare alla situazione degli innumerevoli orfani. In Norvegia, ad esempio, per 6 anni dopo la fine della pandemia ci furono sette volte più ricoveri per disturbi mentali di prima. La pandemia dimostrò che l’umanità può essere esposta a minacce biologiche immense dalle quali - se non è preparata - non si può difendere"...


La prima pagina di The Seattle Daily Times del 1918 ricorda non poco i giornali odierni.

Riccardo Michelucci, Avvenire, ricorda come anche persone che segnavano la loro epoca in vari campi furono vittime della pandemia ed accende un riflettore sulla domanda: perché i libri di storia non ricordano questa terribile malattia di inizio secolo scorso?
..."Guillaume Apollinaire tornò dalle trincee della Prima guerra mondiale con una grave ferita alla tempia. Colpito dai frammenti di un proiettile di artiglieria, riuscì a salvarsi grazie a un delicato intervento chirurgico. Il faro dell’avanguardia letteraria francese sopravvisse al «grande spettacolo della guerra » – come lo definì lui – ma non ebbe alcuno scampo di fronte all’influenza spagnola, che di lì a poco lo uccise a soli 38 anni. Molti illustri artisti e intellettuali dell’epoca avrebbero condiviso la sua stessa fine. Anche Egon Schiele, Max Weber ed Edmond Rostand (l’autore di Cyrano de Bergerac) risultano tra le vittime della devastante calamità naturale che tra il 1918 e il 1920 colpì un abitante su tre del pianeta, causando la morte di decine di milioni di persone. Ma nonostante l’entità del fenomeno, le conseguenze dell’influenza “spagnola” che si diffuse su scala mondiale esattamente un secolo fa sono rimaste a lungo in ombra, offuscate dalla devastazione della Prima guerra mondiale e relegate a un ruolo secondario nei libri di storia."...
..."In occasione del centenario di un evento epocale ma ancora curiosamente misconosciuto della nostra storia recente, la giornalista scientifica inglese Laura Spinney ha dato alle stampe 1918, l’influenza spagnola. La pandemia che cambiò il mondo (Marsilio), un libro a metà tra il saggio e la cronaca giornalistica che inquadra il fenomeno da un punto di vista storico, scientifico e culturale alla luce degli studi più recenti nei campi della virologia, dell’epidemiologia e della psicologia. Facendo innanzitutto notare che su quella immane catastrofe è sceso un inspiegabile oblio collettivo. Eppure, spiega Spinney la pandemia ha di fatto riconfigurato la popolazione umana più radicalmente di qualunque altro evento successivo alla peste nera. Ha influito sul corso della Prima guerra mondiale e, verosimilmente, ha contribuito allo scoppio della Seconda. Ha avvicinato l’India all’indipendenza e il Sudafrica all’apartheid, ha stimolato la crescita dell’assistenza sanitaria nazionale e della medicina alternativa, l’amore per le attività all’aria aperta e la passione per lo sport ed è in parte responsabile dell’ossessione degli artisti del XX secolo per le infinite fragilità del corpo umano."
..."La virulenza della pandemia scatenò però una serie di comportamenti a metà tra il tragico e il bizzarro. In alcuni paesi si diffuse la convinzione che la malattia fosse neutralizzata dall’alcol, facendo aumentare vertiginosamente i casi di alcolismo. In Cile si dette la colpa alle classi più povere arrivando a incendiare le case nei villaggi più derelitti del paese, creando di conseguenza un’ondata di profughi che accentuò la diffusione dell’influenza. A Odessa, in Ucraina, la gente inscenò rituali religiosi arcaici per allontanare il flagello mentre in Sudafrica e non soltanto lì, le persone di un colore iniziarono a incolpare quelle dell’altro. I missionari cristiani furono invece spesso gli unici a portare sollievo nelle zone più remote della Cina, dove all’inizio del 1918 si erano registrati i primi focolai a livello mondiale.

Complessivamente, l’influenza spagnola uccise circa cento milioni di persone, un numero di vittime superiore alla somma di entrambe le guerre mondiali. Oggi sappiamo che il virus responsabile della pandemia era di origine aviaria, proprio come quello che si verificò alcuni anni fa nel sudest asiatico. "






Sempre seguendo le tracce del saggio di Laura Spinney, Paolo Mieli sul Corriere scrive:
..."Per strano che possa apparire le prime tracce di questo malanno, non si trovano in Spagna, bensì negli Stati Uniti. Dove? La mattina del 4 marzo 1918 il cuoco militare Alber Gitchell si presentò all’infermeria di Camp Funston, in Kansas, con «mal di gola, febbre e mal di testa». All’ora di pranzo l’infermeria si trovò a gestire più di cento casi simili, e nelle settimane successive il numero dei malati «crebbe a tal punto che il capo ufficiale medico del campo fu costretto a requisire un hangar per sistemarli tutti». Metaforicamente parlando, afferma la Spinney, «cinquecento altri milioni di persone seguirono Albert Gitchell in infermeria». Gli Stati Uniti erano entrati in guerra undici mesi prima: nell’autunno del 1917 «decine di migliaia di ragazzi provenienti dalle zone rurali del Paese raggiunsero i diversi campi di addestramento dell’esercito per unirsi alle American Expeditionary Forces (Aef), il contingente militare diretto in Europa sotto la guida del generale John “Black Jack” Pershing». Nel marzo 1918 fu l’episodio di Camp Funston, del quale abbiamo detto. In aprile, l’influenza era già epidemica nel Midwest, nelle città della costa orientale dove i soldati si imbarcavano e nei porti francesi in cui sbarcavano. A metà aprile raggiunse le trincee del fronte occidentale. Di lì si estese a tutta la Francia, alla Gran Bretagna, all’Italia e, per ultima, alla Spagna dove, però, nel giro di tre giorni furono contagiati due terzi dei madrileni, tra cui il re, il primo ministro e quasi tutti i membri del governo. Forse fu per questo che l’influenza venne ribattezzata dal nome del Paese di Cervantes"..."Nella capitale spagnola era in cartellone nel maggio del 1918 una commedia che conteneva una canzonetta destinata ad essere immediatamente assai popolare, Il soldato napoletano e fu con quel nome che venne ribattezzato il male. Un importante medico, Luis Ibarra, ricondusse gli effetti del «soldato napoletano» a un «accumulo di impurità nel sangue dovuto all’incontinenza sessuale»: tutta colpa degli «eccessi di libidine» che avrebbero causato «uno squilibrio degli umori». Ma le commissioni sanitarie pubbliche intuirono che la malattia si diffondeva nei luoghi affollati e vietarono gli assembramenti. Il vescovo di Zamora, Alvaro y Ballano, la prese come una disposizione anticlericale, ribadì che la malattia era dovuta «ai nostri peccati, alla nostra ingratitudine, a causa dei quali si è abbattuto su di noi il braccio vendicatore della giustizia eterna» e convocò un gran numero di fedeli per somministrar loro la comunione nella chiesa di San Esteban. Il popolo accorse (anche se per fortuna non nelle quantità sperate) con in testa il sindaco e altri notabili. Ballano descrisse quella giornata come «una delle vittorie più significative mai ottenute dal cattolicesimo». Il tasso di mortalità, a Zamora, crebbe a dismisura. Ma la folla dei fedeli continuò ad accorrere, adesso sì sempre più numerosa. L’epidemia a questo punto fu inarrestabile. Le autorità provinciali furono costrette a prendere la decisione di non far più suonare le campane come tributo ai defunti, dal momento che «suonando di continuo spaventavano la gente». Poiché, poi, ai tempi della Grande guerra, la Spagna era un Paese neutrale, la stampa non subiva nessuna censura: fu per questo che i giornali poterono diffondere puntualmente le notizie relative all’epidemia provocata dal «passaggio del soldato napoletano». Francesi, inglesi e americani «ignorando che la malattia era nei loro Paesi da molto più tempo, con la complicità dei loro governi cominciarono a chiamarla “influenza spagnola”». Dopodiché tutti i Paesi che erano lontani dal teatro della guerra accusarono qualcun altro di essere all’origine della malattia. In Senegal fu l’«influenza brasiliana». In Brasile, la «tedesca». I danesi lo chiamarono il «male del sud». I polacchi la «malattia bolscevica». I persiani diedero la colpa ai britannici. A Tokyo misero sotto accusa i lottatori: poiché il primo focolaio si sviluppò ad un torneo di lotta giapponese, la soprannominarono «influenza del sumo». I medici tedeschi ricevettero l’ordine di minimizzare, attribuendola a malati immaginari e la chiamarono «la pseudoinfluenza». Poi quando ci si rese conto che non si trattava di epidemie locali ma di un’unica pandemia globale, fu adottato il nome che le avevano dato i Paesi vincitori della guerra e la si chiamò «spagnola». «Un falso storico rimasto scolpito nella pietra», sentenzia la Spinney".



Toby Saul, National Geographic
 
ricorda che "L’influenza uccideva le sue vittime con una rapidità incredibile. Negli Stati Uniti abbondavano le storie su persone che si svegliavano malate e morivano lungo il tragitto per andare al lavoro. I sintomi erano raccapriccianti: i pazienti presentavano febbre e difficoltà a respirare. A causa della carenza di ossigeno, i loro volti assumevano un colorito bluastro. L’emorragia riempiva i polmoni di sangue, provocando vomito e sanguinamento dal naso e facendo alla fine soffocare le persone nei propri fluidi. Come già tantissime altre forme influenzali prima di lei, la Spagnola colpiva non solo le persone molto giovani e molto vecchie, ma anche adulti sani tra i 20 e i 40 anni. Il fattore principale nella diffusione del virus fu, naturalmente, il conflitto internazionale, giunto all’epoca alle sue fasi finali. Gli epidemiologi discutono ancora oggi delle sue origini esatte, ma in molti concordano nel dire che sia stato il risultato di una mutazione genetica, forse avvenuta in Cina. È chiaro, in ogni caso, che questa nuova forma influenzale si diffuse a livello globale grazie al massiccio e rapido movimento di truppe nel mondo. La drammaticità del conflitto finì inoltre per mascherare i tassi di mortalità insolitamente elevati del nuovo virus"..."La pandemia non risparmiò praticamente alcuna parte del mondo. In Italia, secondo l’Istituto centrale di statistica, solo nel 1918 morirono circa 300mila persone. In Gran Bretagna morirono 228mila persone; negli Stati Uniti circa mezzo milione; in Giappone 400mila. Le Samoa Occidentali (oggi Samoa), nel Pacifico Meridionale, persero il 23,6 per cento della popolazione. I ricercatori stimano che, nella sola India, le morti abbiano raggiunto una cifra tra i 12 e i 17 milioni. I dati sul numero dei decessi sono vaghi, ma in generale si calcola che la mortalità sia stata tra il dieci e il venti per cento dei contagiati. I campioni prelevati nel 1997 da Johan Hultin alla donna di Brevig Mission servirono a far meglio comprendere agli scienziati come i virus influenzali mutano e si diffondono. Grazie ai medicinali e a una migliorata igiene pubblica – oltre alla presenza di istituzioni internazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità –, la comunità internazionale si trova oggi molto avvantaggiata di fronte alla minaccia di una nuova epidemia. Gli scienziati, comunque, sanno che una mutazione letale potrebbe avvenire in quasiasi momento: a un secolo di distanza dalla madre di tutte le pandemie, i suoi effetti su un mondo affollato e interconnesso sarebbero devastanti".



In conclusione le similitudini tra la storia di 100 anni fa raccontata e quella che stiamo vivendo in questo particolare 2020 ci ridimensionano. Gli uomini che pensavano di essere stati catapultati nell'era tecnologica si debbono ricredere. In fondo siamo usciti appena dal '900, il secolo buio, dove sono state realizzate le peggiori armi di distruzione di massa e dove si è inquinato più che in tutti gli altri secoli precedenti... Le foto e le testimonianze riportate mi inducono a pensare che non sono tanto diverso dai miei nonni. 
E come loro, forse e purtroppo, i sopravvissuti dimenticheranno presto. E tutto si ripeterà.




In questo post ho utilizzato stralci di articoli comparsi sui giornali menzionati nel post stesso. Al nome del giornalista è il link all'articolo stesso.
Le foto sono state recuperate sul web. Se alcune di esse fossero coperte da Diritti di Autore o Copyright sono pronto a rimuoverle.
Grazie.


giovedì 15 gennaio 2015

ST PAUL & THE BROKEN BONES

Giovane gruppo musicale dell'Alabama che ho conosciuto in una recente puntata del David Letterman Show dove spesso suonano in chiusura ottime band.

Settétto formatosi nel 2012, ad oggi un ep ed un cd, ci travolgono con un ritmo soul e blues accompagnati dalla voce speciale di Paul Janeway.

Si fanno conoscere inizialmente per registrazioni dal vivo ( il concerto è sempre la migliore scuola!) finché un produttore li nota e può uscire il loro primo cd "Half the City".

La presentazione sopra le righe di Letterman, la presenza scenica di Janeway che ricorda John Belushi in Blues Brothers, ed anche alcune chicche sulla sua vita trovate sul sito del gruppo ( fino a 18 anni cresciuto a pane e gospel nella chiesa della piccola cittadina dove viveva), mi hanno convinto ad ascoltare tutto ciò che ho potuto trovare in giro. Ed ho fatto più che bene!!
Consiglio soprattutto i live su Spotify!






mercoledì 3 dicembre 2014

ACLASSIFICA ACLASSICA INTERNAZIONALE 2014

Quest'anno spinto da una richiesta di classifica 2014 dal sito www.radiorock.to mi sono lasciato prendere dallo spasmo, scivolato verso il crampo, dello stilista (di colui che stila) la classifica. Niente numeri e posizioni, solo un piccolo e necessariamente insufficiente gruppo di cose uscite nell'anno, che mi hanno colpito. Folk, Rock, Pop, Etnico...
Non necessariamente e solo le più belle per me: criteri come creatività, sorpresa, malinconia, ricordi e umore del momento hanno influenzato la scelta.

Mi riservo la possibilità di rinnegare o no (quasi) tutto! Se qualche navigante avrà tempo e coraggio per ascoltare, mi faccia sapere.

I giudizi sono volutamente minimali, lasciano spazio ad altri.


COCO MBASSI - JOA' - Brividi.





FLYING LOTUS - YOU'RE DEAD  - Creativo e sorprendente





MOURN - OTITIS  - Rock. Diciottenni spagnoli.





RAUL RODRIGUEZ  -  RAZON DE SON    Cuore di Spagna





FKA  - LP1  -  Voce. Ipnosi.





HUNDRED WATERS  -  THE MOON RANG LIKE A BELL - Un sogno di folk digitale.





TONY ALLEN - FILM OF LIFE  - L'ultimo afro beat





ROBERT PLANT  -  LULLABY AND THE CEASLESS ROAR  Nostalgia canaglia?





KNIFEWORLD  -  UNRAVELLING  Visionarietà brit.




RICHARD DAWSON  -  NOTHING IMPORTANT  Scemo io ad ascoltarlo?




MAC DEMARCO  -  SALAD DAYS  Giovane canadese amante degli Steely Dan





CLOUD NOTHINGS  -  HERE AND NOWHERE ELSE  A piccole dosi..per sentirsi giovani




ARIEL PINK  -  POM POM   Creatività e decreatività




DANIEL LANOIS  -  FLESH AND THE MACHINE  Caos e meditazione





MEDESKI MARTIN WOOD  -  WOODSTOCK N.2  - Acidelli!




WAR ON DRUGS  -  LOST IN THE DREAM   Piacevole perdersi così...





ALLAH LAS  -  WORSHIP THE SUN    Duemila and sixties.




ST. VINCENT  -  ST VINCENT  -   St Vincent





ANTONY AND THE JOHNSONS  -  TURNING   - Live

venerdì 14 novembre 2014

HANG E GUBAL. DUE NUOVI STRUMENTI MUSICALI.

Uno strumento musicale a forma di ufo ed un suono a metà tra l'ancestrale e l'alieno? C'è e si chiama Hang (Mano) è nato nel 2005, ha anche partorito un/a figlio/a nel 2014 il Gubal. Ma partiamo
dall'inizio!

Il mio incontro risale a poco tempo fa con un video degli Hang Massive, un duo che suona uno strano strumento formato da due conchiglie con incavi tondi laterali ed una protuberanza superiore chiamato Hang. Il suono mi ricorda una campana tibetana ed un gong insieme. Irretito dal suono e dal ritmo comincio una piccola ricerca. Subito mi colpisce lo spirito del duo: il loro sito web invita a preordinare per pochi euro il loro prossimo cd al fine di poterlo produrre. Ma non si limita a questa forma di sovvenzione. Ne inventa tante altre: il cd firmato, il biglietto per un concerto in streaming, gli orecchini a forma di hang, dvd, poster e magliette firmate, un video messaggio di ringraziamento personalizzato (60 euro), fino ai più costosi incontri al caffè (180 euro), pranzi ( 600 euro), concerto privato a casa tua (3700 euro) fino a nominarti Produttore Esecutivo del loro cd per importi di circa 6000 euro. Ingegnosi.



Proseguendo scopro che ci sono altri artisti che utilizzano l'hang: Danny Cudd, Victoria Grebezs, The Many Rivers Ensemble, Bleecker, Digital Samsara

A questo punto la curiosità sull'Hang è elevata. Da dove viene, chi lo costruisce e come?
Tutte le risposte mi arrivano dal sito ufficiale della PanArt, sede a Berna, Svizzera, dove capisco che ci troviamo di fronte ad una società inusuale soprattutto per la passione maniacale con la quale sviluppa il proprio progetto. Partendo proprio dal materiale che deve prendere vita esattamente come loro vogliono, con quel tipo di compressione ed elasticità. Cercano in tutto il mondo artigiani che sappiano soddisfarli, ma da quel che leggo è tanto difficile... Gli ordini per l'acquisto superano i due anni!
Ma le sorprese non finiscono qui. Non contenti sviluppano un secondo strumento partendo dall'esperienza Hang. Nasce nel 2014 il Gubal, definito una orchestra nelle nostre mani. A mio avviso con un suono ancora più completo e profondo grazie a piccole ma sostanziali modifiche strutturali, alcune visibili ad occhio nudo. Per assaporarle appieno consigliano di ascoltarle con buone cuffie e/o altoparlanti.




Fascino, sperimentazione, passione ed innovazione. Ma sarebbe tutto inutile se non ci fosse anche il suono ed il cuore, ed io nel Gubal ed ancor prima nell'Hang li ritrovo.

Per chi volesse ascoltare di più clicchi qui.

mercoledì 5 novembre 2014

MUSICA E FLASH MOB



Musica e Flash Mob. Un accostamento intrigante ed ormai quasi consueto. E' roba legata al nuovo millennio ed ai paesi liberi, dove non rischi l'arresto!

Improvvisamente decine o più di persone iniziano a suonare, cantare, danzare in luoghi pubblici. Tutto qui? Si. E' questa la magia: la semplicità. Che poi tale non è visto il livello dei partecipanti, quasi sempre professionisti.

Ma quello che colpisce è la reazione di chi si trova nel posto giusto al momento giusto assolutamente per caso. La reazione alla musica.
Rimango sbalordito di fronte alla sorpresa, all'emozione, agli sguardi degli adulti come dei bambini. A riprova di sensibilità comune a tutti.

E' vero che spesso i video sono pubblicità a prodotti che nulla c'entrano con l'esibizione. Ma sono altrettanto vere le esibizioni stesse. Non perdono di peso quindi se pubblicizzano una banca piuttosto che un canale tv.

In un momento in cui il Teatro dell'Opera di Roma licenzia, viene da pensare che c'è un sistema per far tornare il pubblico a teatro. E' andarlo a cercare per strada, incuriosirlo, sensibilizzarlo, emozionandolo ricordandogli quell'atavico, profondo, insito senso di benessere che prova ascoltando musica!














mercoledì 29 ottobre 2014

YUNGCHEN LHAMO La Voce del Tibet

Yungchen Lhamo è internazionalmente riconosciuta come la voce del Tibet. Grazie a lei le tradizioni musicali e devozionali tibetane sono arrivate alle orecchie occidentali dopo l'interesse dell'etichetta inglese Real World.


Cresce con i nonni, i genitori ai lavori forzati li poteva incontrare ogni tre anni, Yunchen capisce subito cosa significa vivere sotto la potenza cinese se si vuole mantenere la propria identità tibetana. Nel 1989 parte a piedi con altre 60 persone per fuggire via himalaia verso l'India. E' lo stesso anno in cui l'esiliato Dalai Lama riceve il Nobel per la Pace. Sua intenzione, infine esaudita,  è incontrarlo. Gira per quattro anni le associazioni indiane di tibetane e le ambasciate straniere finché nel '95 ottiene il visto per l'Austalia. Il primo lavoro Tibetan Prayer si fa notare al punto che arriva alle orecchie di Peter Gabriel. Da lì il volo musicale spicca più in alto, sempre proteso a ricordare ed aiutare gli esuli grazie anche ad una sua fondazione ad hoc.

Lhamo è il nome datole da un Lama, significa Dea della Canzone. La sua voce mi proietta in posti che fisicamente non conosco ma che sento spiritualmente vicini. Usa i suoni e gli strumenti della tradizione fino ad arrivare a collaborazioni come quelle con Annie Lennox o Natalie Merchant.

Dedicarsi un po' del proprio tempo per entrare in una atmosfera spirituale e musicale tanto diversa è ciò che auguro al lettore di queste righe con tutto il cuore!


mercoledì 22 ottobre 2014

CARMEN CONSOLI: SETTEMBRE AL BORGO A CASERTAVECCHIA




Nel mio peregrinare musicale mi sono imbattuto in una recensione su Blogfoolk di un concerto evento tenuto nel 2011 al Teatro della Torre di Casertavecchia in occasione di "Settembre al Borgo" e relativo premio a Carmen Consoli.


In quella occasione si è tenuta sul palco una sorta di rievocazione storica della musica tradizionale siciliana, calabrese e toscana grazie ai musicisti presenti: Alfio Antico, Puccio Castrogiovanni, Riccardo Tesi, Peppe Voltarelli, Ambrogio Sparagna e Francesco Barbaro.


Più leggevo e più speravo ci fossero i video del concerto e si, li ho trovato anche di discreta qualità audio, tuttavia non è l'intero concerto, mancano gli interessanti scambi di battute ed opinioni tra gli artisti, rimangono però tutti i pezzi proposti.


Si parte con Cantu e Cuntu della Balistreri, poi Antico, tamburi a cornice, ci propone due brani accompagnato dall'ottima chitarra di Carmen Consoli, Pietro Castrogiovanni accompagna al marranzano (volgarmente scacciapensieri). Si passa in Toscana con Riccardo Tesi ed il suo organetto diatonico che ripropone una versione de Il trenino che parte e va di Caterina Bueno. Ed ancora Peppe Voltarelli con una Onda Calabra etno folk. Alcuni tradizionali oltre a Malarazza di Domenico Modugno scaldano il pubblico fino al finale con i Taranterrae. 
 Rimane la bella conferma di una musicista brava ed intelligente che oltre al successo più ampio sceglie di circondarsi dei grandi artisti italiani che tengono sveglio il cuore della musica delle nostra storia. Una scelta coraggiosa in Italia dove i nomi di cui sopra son meno conosciuti che all'estero. Quasi tutti infatti sono stati pubblicati da etichette europee ed americane riscuotendo il giusto successo.

Sono cinque video che rimangono a testimonianza della ricchezza della nostra musica. Ricordo che proprio in quei giorni Carmen Consoli tenne una lezione sulla Musica Italiana all'Auditorium di Roma insieme agli stessi compagni musicali. Lo presentò cosi:"Più che un viaggio, questo incontro vorrebbe essere una passeggiata in punta di piedi tra i veri protagonisti della musica popolare, un modo di proporre e riproporre dal vivo gli artisti che più amo e che si esprimono in quest'ambito culturale e musicale, senza aver la pretesa di dire o aggiungere nulla alle loro note e alla loro arte. La musica disegna una sua geografia, un po' anarchica per noi, intessendo relazioni e tracciando percorsi che non ci aspetteremmo: ecco allora che molti artisti siciliani -- prima tra tutti Rosa Balistreri - hanno trovato in Firenze la loro città adottiva, quella che ha saputo riconoscere e valorizzare meglio il loro valore artistico culturale. Ecco strumenti antichi - come il tamburo - attraversare diverse regioni acquisendo di volta in volta funzioni, usi e caratteristiche diverse. Ricordo con particolare emozione la partecipazione alla Notte della Taranta 2006, un evento costruito intorno alle più note canzoni di pizzica e taranta salentine, e vorrei provare a riproporre qualcosa dell'energia che mi ha travolta quella sera. Come anche mi affascina la specificità della musica tradizionale calabrese, stretta tra quella siciliana e quella campana eppure così diversa da loro. Non credo che la musica popolare si possa insegnare: è una questione di radici, di identità, di scale armoniche e di colori. Con questo incontro non spero quindi d'insegnar nulla, vorrei solo mostrare alcune realtà. Ascoltare insieme a voi i miei maestri."

















lunedì 20 ottobre 2014

25 ANNI DI REAL WORLD

Era il 1989 quando il gigante della musica chiamato Peter Gabriel decideva di inventare una etichetta discografica chiamata Real World, il mondo vero. La caratteristica era ed è quella di aprirsi ai suoni più disparati provenienti dai mille e più angoli del mondo conosciuto.
Oggi forse non si capisce appieno la rivoluzione che iniziò in quell'epoca dove il rock inglese, e non solo, usciva da due decenni di predominio e grandi successi. Di quello che si suonava in Senegal od in Afganistan non se ne sapeva molto ed era anche difficile da trovare ed ascoltare.
Da buon visionario Gabriel capì che il mondo si stava velocemente restringendo, da lì a poco il web avrebbe fatto la sua parte. La forza rivoluzionaria di aprire al grande pubblico melodie ed armonie spesso tanto sconosciute se non indigeste ai più, fu subito chiara. Come fu anche chiaro che quella non sarebbe stata una operazione commercialmente redditizia.

Una storia lunga un quarto di secolo che oggi comprende un vecchio mulino in riva al lago con giardini delimitati dal fiume, dove poter contare su varie sale di registrazione, tecnici e qualche stanza dove musicisti che vengono da lontano possono riposare.
Ed in questa straordinaria storia musicale troviamo un vero mondo di suoni. Da quelli tradizionali a quelli attuali fino a sponde sperimentali.

Per il festeggiare il venticinquennale ecco uscito un triplo cd con 48 pezzi ed altrettanti artisti con un libricino di 28 pagine al prezzo di 16,60 euro acquistabile sul sito https://realworldrecords.com/
Da non perdere il sito celebrativo http://25.realworldrecords.com/ con commenti e video.



martedì 7 ottobre 2014

TECHNICOLOR WEB OF SOUND



Sono attratto sin da giovane dal rock psichedelico, creatività, innovazione, emozioni musicali. 

Qualche anno fa ho incontrato una radio sul web chiamata Technicolor Web of Sound . Sixties sin dalla grafica tanto tonda e colorata e con tutti i protagonisti dell'epoca. Accuratissima, con schede per tutti i musicisti in onda, forum, guestbook, link, insomma una vera manna. 
Ho scoperto che tutto ciò veniva da un solo uomo, Paul Moews ingegnere elettronico che nel 2000 l'aveva ideata e realizzata. Paul non ha vissuto direttamente i sessanta, è nato nel 1968 ma ne è rimasto affascinato, come me!
Purtroppo proprio il successo della stazione radio ha provocato la sua chiusura. L'aumento di banda necessario all'ascolto, la cura del sito, erano diventati troppo onerosi per il loro creatore. Migliaia di ascoltatori rimasero orfani della loro musica a fine 2011.

Non si trovano tante notizie sul web al proposito, c'è un video tributo e poi alcune pagine che non si aprono più (la waybackmachine risponde monotona: "The machine doesn't have the page requested").
La sorpresa arriva nell'estate del 2014: qualcuno, forse lo stesso Paul, si appoggia a Tune In per riaprire TWOS Redux. La musica è la stessa, non i servizi, mancando il sito. Contemporaneamente si trova un post dove un certo HN dice di aver riaperto Technicolor Web Of Sound chiedendosi se e come guadagnare da un progetto simile... 

Questo lo stato dell'arte ad oggi di una storia in agro dolce, dove la passione di uno galleggia, esplode, affonda e poi cerca di risalire. Tutto è in movimento e speriamo in buone e più definitive notizie prossime venture.
Rimane il fatto che nell'enorme ribollente calderone mondiale del web, anche le migliori proposte spesso rimangono nascoste ai più...



giovedì 25 settembre 2014

SOSSIO BANDA - SUGNE




Alta Murgia, Puglia. Base dei musicisti che compongono la Sossio Banda, sette in tutto. Sugne, sogno, è il primo cd dopo anni di militanza attiva nelle piazze. 
Credo sia davvero un sogno quello che ispira il lavoro: "La nostra ambizione è quella di condurre le persone, tramite la nostra musica, ad una presa di coscienza del valore positivo della diversità culturale, trasmettendo valori e principi universali al fine di promuovere lo sviluppo di un mondo senza confini e conflitti" ed ancora "Sugne racconta la speranza di un mondo senza confini e senza barriere identitarie, che canta la pace e la curiosità dell’altro". In un mondo con  periodi di guerra più o meno latenti, è un auspicio di cui si ha bisogno.
Musica che non  si ripete nei vari pezzi sempre pronti a sorprenderci con strumenti che svariano da tradizionali mediterranei fino ad africani: tammorre, ciaramelle, castagnette, ma anche dorbouka, duff e riq. 
Suoni tradizionali e modernissimi, arrangiamenti folk, jazz. Si auto definiscono World, la lingua murgiana si incontra con le altre e si sposa con sonorità arabe. Uno dei casi in cui il termine "contaminazione" non è facciata imbiancata di nuovo ma concreta creatività.
















PREMIO NAZIONALE LOANO 2014

Non sono mai stato a Loano in Liguria. Eppure mi riprometto, a dieci anni dalla prima edizione del festival, di andarci. Magari durante lo svolgimento del Premio Nazionale Città di Loano per la Musica Tradizionale Italiana, normalmente in estate.
Faccio parte immeritatamente di una vasta giuria di addetti ai lavori che seleziona tra le ultime migliori produzioni dell'anno precedente, quelle che ritiene più idonee. Personalmente ogni anno soffro ogni esclusione che debbo fare, passo serate ad ascoltare e riascoltare, credo di non amare le classifiche. Insomma debbo forzarmi a pensare che sia un gioco...
Nel 2014 si è svolta la decima edizione, leggo di grande partecipazione di pubblico, spero tanto sia vero. Questi musicisti tengono alta la musica italiana tradizionale, riproponendola a volte così com'era, altre con influenze, venature, sonorità più attuali.

 I premi 2014:

- Premio Miglior Album 2013: "Terra Ca Nun Senti" di Rita Botto e Banda di Avola

- Premio alla Carriera: Peppe Barra

- Premio Realtà Culturale: Mauro Balma

Queste le motivazioni ufficiali.

"La giuria del Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale italiana ha assegnato il Premio Miglior Album 2013 al disco “Terra ca nun senti” (Recording Arts 50-07) di Rita Botto e Banda di Avola.
Il riconoscimento alla migliore produzione musicale del 2013 è stato decretato da una prestigiosa giuria composta da oltre sessanta giornalisti musicali.


La forza espressiva e versatile della voce di Rita Botto, la freschezza e il vigore della Banda di Avola e un repertorio che attraversa la Sicilia come se fosse – e in gran parte, come è – la Terra della Musica fanno di “Terra ca nun senti” un’esperienza straordinaria, fatta di passione, studio, spontaneità e poesia. Due entità artistiche importanti della storia dell’Isola, quella del canto e della bandistica popolare, si incontrano e si amalgamano perfettamente, dimostrando, ancora una volta, che la vera tradizione è sempre in viaggio, è sempre un incontro e un dialogo ed è sempre esaltante scoperta.


Assegnati dalla direzione e dall’organizzazione del Premio Città di Loano anche il Premio alla Carriera e il Premio alla Realtà Culturale 2014.


Il Premio alla Carriera 2014 sarà consegnato a Peppe Barra con la seguente motivazione:
“A Peppe Barra per aver saputo interpretare il canto e la vena popolare e fiabesca di una città come Napoli, posta di fronte ai suoi problemi e alla sua ricchezza artistica, senza mai rinunciare a una visione colorata, surreale, assolutamente personale di qualsiasi argomento o testo portato in scena e interpretato. Peppe Barra non è semplicemente una maschera, ma, di volta, in volta un grande attore, un grande cantante, un grande narratore e un ricercatore in quell’ambito che è la tradizione, non solo partenopea. È riuscito ad annodare fili che vanno dal nostro medioevo fino all’età contemporanea, con una vena estremamente felice e contagiosa. Una carriera che lo ha reso un classico contemporaneo senza che questo abbia mai arrestato la sua continua evoluzione e la sua insaziabile curiosità”.


Il Premio Realtà Culturale 2014 è stato assegnato a Mauro Balma con la seguente motivazione:

“A Mauro Balma per il suo lavoro ultratrentennale e meticoloso su un territorio stratificato e complesso come quello della Riviera e dell'Appennino Liguri. Un lavoro in cui ha coinvolto ogni forma di documentazione (cartacea, fonografica, audiovisiva) per dare ai depositari della cultura orale di quelle zone una voce piena, non mediata da terzi o dal sentito dire. Oltre a questo, l'elaborazione del materiale che ha raccolto nel corso del tempo ci ha permesso di poter tracciare un quadro sempre più dettagliato e vivo delle tradizioni musicali della nostra regione e delle loro sfaccettature, ancora in divenire o in continua rielaborazione”..  

Ecco un video di ottima fattura registrato presumibilmente ad Avola in cui Rita Botto e La banda di Avola interpretano "Cantu e Cuntu", un pezzo della cantautrice e poetessa siciliana Rosa Balistreri, grande voce e vita tra romanzo e tragedia.




Peppe Barra di nuovo con la NCCP a Napoli per il suo 70° compleanno .






lunedì 22 settembre 2014

KNIFEWORLD : The Unravelling

Chi si fosse preso la briga di ascoltare ed emozionarsi ai suoni di Syd Barrett, Gong, psichedelia britannica varia, può rinverdire le sue passioni con I Knifeworld ed il loro secondo lavoro lungo: The Unravelling. Uno sbrogliare, dipanare, svolgere una storia, raccontarla usando i salienti più personali.
Leader, voce, chitarra è il quarantaduenne Kavus Torabi, nato in Iran ed atterrato bimbo in territorio britannico. Nel suo passato ricordiamo la collaborazione con i Cardiacs. The Unravelling è dedicato da Torabi al front man dei Cardiacs Tim Smith che nel 2008 ha abbandonato le scene dopo un infarto ( a volte il destino sembra non gradire i giochi di parole...).
Nuova psichedelia, un po' visionaria, un po' jazz, un po' Canterbury, dove perdersi piacevolmente per qualche minuto.
Consiglio soprattutto l'ascolto di “Send him Seaworthy”, “This Empty Room Once Was Alive” e “Don't Land on Me”




venerdì 19 settembre 2014

Robert Plant Lullaby and...The Ceaseless Roar

“Queste canzoni sono un'ode alla vita, all'amore ed alla fragilità dell'avventura che vivi senza saperlo e senza colpa”. Questa in sintesi la presentazione da parte di Robert Plant al suo ultimo disco La Ninnananna ed il Ruggito Incessante, Lullaby and… The Ceaseless Roar . Canzoni “croccanti e grintose” come ci anticipava in estate. Ora a settembre 2014, uscito da pochi giorni il cd, mi trovo stranamente d'accordo.
E' raro che un mostro sacro del rock, arrivato alla bella età di 66 anni, non mi riesca a deludere con nuove uscite discografiche. Quasi mai il peso del passato, il confronto, e l'età, lasciano libere le vene della creatività, della scoperta, della vitalità e della curiosità. Che sono alcune strade maestre del rock e della musica in generale.
Ebbene questo Mr Plant, votato poco tempo fa come miglior voce rock di tutti i tempi, è ancora una pietra angolare.
Dopo essere stato il precursore hard'heavy dal '68 in poi coi Led Zeppelin, si fa portavoce dell'evoluzione del rock verso il mondo. Africa, bluegrass, folk inglese, suonati come fossero acqua corrente dagli ottimi musicisti che lo accompagnano ormai da qualche anno: The Sensational Space Shifters.
Lui nei suoi concerti canta ancora tanto repertorio Zep che, incredibile!, suona benissimo insieme alle ultime creazioni.
Il nuovo cd è tutto su ottimi livelli, 11 canzoni 9 scritte da Plant, registrato negli studi Real di un altro che non scherza: Peter Gabriel. Dai primi ascolti (ma ai secondi già cambio) metterei poco sopra Stolen Kiss o Pocketful of Golden o Embrace Another Fall. In più, ad onorare la ricerca etno musicale, Little Maggie, qui in versione live durante il concerto di Glastonbury di questa estate (poco prima dell'uscita dell'album).



venerdì 20 aprile 2012

Strepitz & Paolo Tofani

"Sounds of..." è il nuovo cd degli Strepitz accompagnati da Paolo Tofani. Un raro esperimento musicale dove passano nuvole cariche di sperimentazione, prog anni '70 attualizzato, folk, tradizionali, canti devozionali ed improvvisazione.
Possibile?

Gli Strepitz sono un gruppo friulano formatosi nel 1999, come spesso accade figlio di altre esperienze sonore. Mi sembra ci sia un filo ad unire Giovanni Floreani, Ermes Ghirardini, Lorenzo Marcolina e Paolo Viezzi: la ricerca di uscire dal consueto, dal conosciuto. Come quando da bambini cerchiamo sempre nuovi giochi, non per ingenuità ma per quella saggezza forse dimenticheremo.
Riecheggia l'idea di concept album, a volte intellettuale altre più popolare.
Il loro nome significa strepitìo, mescolanza di rumore, confusione: cosa di meglio per la musica?

L'ascolto a cui vi invito ha bisogno di tempo, non può essere relegato all'automobile o ad un sottofondo al lavoro. Deve essere consapevole. Parallelamente lo sento giocoso e divertente.
6 pezzi variabili dai 3 ai 15 minuti, generalmente in carnico parlato (tradotti nel libretto in koinè o friulano standard ed in italiano) e temi che spaziano tra vecchie filastrocche e nuovi racconti. Tutti legati magicamente da una comune visione delle cose della vita "Strepit"osa.

Doverosa annotazione sulla confezione del cd dove ritroviamo la stessa cura, bellezza e volontà di far passare le idee. Niente plastica solo carta e cartoncino con cd e 60 pagine di foto e presentazioni.

Infine Paolo Tofani. Chi non ricorda gli Area, forse soprattutto dell'epoca di Demetrio Stratos? Dopo quella ed altre vite musicali ha passato 30 anni a ricercare/si tra le vie dello spirito come Monaco Vaisnava. Oggi lo ritroviamo sul palco con gli Strepitz, con Area Reunion e da solo con la sua chitarra a tre manici (Trikanta Veena).






Link per chi vuol saperne di più:
Giovanni Floreani
Ermes Ghiradini
Lorenzo Marcolina
Paolo Viezzi

martedì 27 settembre 2011

Bededeum - Oltre il sipario

"Oltre il sipario" del 2008 album dei Bededeum, gruppo toscano di folk prog. che si presta a diversi ascolti ed a differenti suggestioni.
La prima, puramente ottica, riguarda il cd con una figura stampata che ricorda un piccolo 45 giri (chi non li ricorda può chiedere a qualche "anziano" di casa). La seconda ci riporta ai concept album. Cioè quei dischi in cui dalla prima all'ultima traccia si segue un'idea, descrivendola ed approfondendola. La terza riguarda l'aspetto puramente musicale, strumentale e vocale, intriso di Irlanda, musiche celtiche, suoni medievali. Strumenti tradizionali e non, tecnologia e storia.
Dieci storie chiamate "Ritratti". Il primo è uno strumentale che parla delle loro terre, Carrara ed i suoi marmi. Il secondo è l'immagine di un uomo incatenato sul ponte di una nave, arrangiamento di una canzone di Bobby Sands, volontario dell'IRA, Back home in Derry. Il  terzo ritratto riguarda "Geordie" altro tradizionale ripreso anche da De Andrè. Il quarto ritratto parte da un episodio descritto da Remarque in Niente di nuovo sul fronte Occidentale dove un soldato tedesco uccide un giovane coetaneo francese, il tipografo Gerad, e viene divorato dai sensi di colpa. Il pezzo narra dell'ultima lettera scritta a casa da Gerard.
Il quinto gioca con Pee-Wee, una bimba, una severa istitutrice ed un'altro tradizionale irlandese Merrily kiss the quaker. Il sesto ritratto è dedicato alla figura del bohemien maledetto. Il settimo ricorda una tragedia sul lavoro accaduta nel 1911 in una cava di marmo di Bettogli, vicino Carrara. L'ottavo è la storia di una donna che ha attraversato il mare, migrando nella speranza di una vita migliore, trovando invece la disperazione del marciapiede. Il penultimo ritratto è quello di un vecchio signore in cima alla scogliera che guarda una nave mercantile entrare in porto. Infine il decimo si rammenta di Salvatore, lo sfortunato dolciniano della versione filmica del libro di Eco Il nome della rosa. Messo al rogo in quanto debole e diverso, soffia sul fuoco cercando di spegnerlo ed accenna la melodia di una ninna nanna.
Un lavoro dedicato alla memoria di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.

venerdì 16 settembre 2011

Ma'Aria - Sugnari

Ma'aria incantesimo, magia. Sogno, trasformazione.

Un sogno musicale in lingua palermitana composto da:
Valeria Cimò (voce, tammura, tamburello): dopo gli studi in archeologia approda all’arte nel campo visivo, compone liriche in dialetto e studia tamburello e tammura.
Lajos Zsivkov (chitarra, kaval, percussioni): percussionista polistrumentista ungherese, vive e lavora a Palermo. Dedito allo studio della poliritmia africana e delle percussioni mediorientali.
Matilde Politi (voce, chitarra, fisarmonica, tamburello, marranzano): antropologa, cantante, musicista e attrice, porta avanti una ricerca pluriennale sulla musica tradizionale siciliana e del Mediterraneo.

Emozioni in musica e musica non banale.

Il cd “Sugnari” del 2007 è ricco di atmosfere dense, corpose, colorate e profumate come la città da cui provengono.
Si possono ascoltare le prime note dei primi brani contenuti nel cd:

http://www.cdroots.com/audio/maaria1.mp3
http://www.cdroots.com/audio/maaria2.mp3
http://www.cdroots.com/audio/maaria5.mp3
Nel 2008 presentarono il loro lavoro al Metropolitan di Palermo. Valeria Cimò rilasciò per l'occasione una intervista


Per gli appassionati una chicca trovata sul sito di Matilde Politi: 
Festival au Desert/Presenze d'Africa,  Florence 2010 serata finale, diretta da CHEICK TIDIANE SECK (Mali) con Gabriele Politi e Lajos Zsivkov e GRUPPO AMANAR (Mali) JEAN-PHILIPPE RYKIEL (France) BADARA SECK (Senegal) GABIN DABIRÉ (Burkina Faso) RASHMI BHATT (India) 
Dove la musica dimostra quanto le frontiere siano un'idea astratta. http://www.youtube.com/watch?v=9_OLigrK9DI&feature=player_embedded

mercoledì 25 maggio 2011

Talèh - Ratapuntu


Gruppo musicale ragusano che suona insieme dal 1996, ha prodotto il suo primo, ed al momento unico cd nel 2009. Li recensisco nel 2011. Potenza del caso.
Lo faccio perché il cd Ratapuntu mi è tornato tra le mani pochi giorni fa e l'ho trovato interessante, molto. Fortuna vuole che anche i nostri bravi siciliani non hanno tanta fretta. Ci tengono a dire che è cantato in ragusano con la "C" dolce. Ora, se proprio vogliamo trovare un neo nel lavoro, diremmo che il libretto interno ha tutti i testi solo in lingua originale (ragusano), non facilmente comprensibili in continente. Per il resto sono rimasto affascinato da tutto il cd, dalle riproposizioni di tradizionali come dai pezzi nuovi. Lo trovo un lavoro maturo, divertente che spesso mi ha sorpreso per scelte musicali o vocali. D'altro canto i "ragazzi" suonano nelle piazze siciliane da parecchio...
Purtroppo ho trovato solo questi due video che non rendono totale giustizia. Il primo è una ballata spiritosa. Extempora ci aiuta a capirla: "Nasca Patasca nasce dalla rilettura dell’omonimo pezzo del gruppo musicale dei Talèh. Il video narra le disavventure di una mosca e dei tanti nasi che rappresentano i cittadini di una strana comunità. Ogni volta che la mosca si posa sul naso di qualcuno ne mostra la vera natura, provocando l’irritazione di tutti. Il tutto si svolge a tempo di musica, rievocando i ritmi di una festa  popolare."
Il secondo è una tarantella strumentale




Un consiglio? Cercate di ascoltare tutto il cd magari aiutandovi con myspace . Oppure andando sul sito dell'ottima Folkclub Ethnosuoni e poi compratelo!