lunedì 29 settembre 2008

Prima Puntata-Quinto Anno




- Grande ritorno al microfono per Piccola Radio dell'Aria. Dopo l'estate tornano i venti e l'aria cambia. E' più fresca, respirabile. Ci allenta lo stress, aiuta la digestione e pone alcune domande. A voi le risposte. Tanto Folk'n'Roll, Etnica e World in un acceleratore di particelle musicali atomiche. Scontri ed incontri, esplosioni e riflessioni. La rivoluzionaria intervista sul Deja Vu ci indica la strada per piegarli ai nostri voleri ed usarli a piacimento!! Infine la prima parte della storia scritta questa estate dal sottoscritto "1 e 5"! Un'ora di pinzicollilallibelli!!
Fabio Koryu Calabrò,La Prova Del Palloncino. Alta Madera,Mosquito. Inti Illimani,Samba Landò. Shrinesyncrosystem,Neacsu In Africa. Cisco, Multumesc. Calicanto,La Font De Laura. Habib Koité,Mali Sadio. Nuova Compagnia Di Canto Popolare,Briganti. Carla Bruni,Raphael.Les Orientales,Alger Alger. José Conde,El Chacal.

venerdì 19 settembre 2008

Crick e Crack


Ci troviamo in un mondo dove il reale tangibile ed il virtuale si intrecciano, si scontrano, si accodano e ripartono. Qua e là ci sono accelerazioni, frenate e franate. Negli ultimi giorni i tumulti economici reclamano sempre più le prime pagine per l’importanza che ormai ricoprono. Mi vengono in mente sceneggiature da film del tipo “ Si aggirava chiuso in se stesso tra migliaia di persone come lui. Lungo una strada infinita perché collegata a tutte le altre strade. Calpestate da centinaia di migliaia di donne ed uomini che, senza capirne i motivi, si erano svegliati all’alba di un brutto giorno senza lavoro e senza un centesimo in banca. Il mondo virtuale stava bruciando il mondo reale…”. A queste fantasie di uno che mastica poco di finanza voglio anteporre un articolo che invece mi sembra spiegare bene la situazione. Scrive il quotidiano spagnolo El País.

"Dopo il fallimento di Lehman Brothers, l'affrettata vendita-salvataggio di Merrill Lynch e il tentativo di aiutare le assicurazioni Aig nazionalizzandole, l'economia mondiale deve affrontare una crisi di durata e intensità ignote.

I recenti segnali di speranza negli Stati Uniti non bastano a tranquillizzare gli investitori, convinti che altre banche potrebbero fallire e che le compagnie di assicurazione, incapaci di fare fronte ai rischi assunti dal settore bancario, saranno la prossima fortezza economica a cadere.

La conseguenza più evidente di questa crisi è che il settore bancario degli investimenti non sarà più lo stesso. L'esempio di Lehman e i problemi di Merrill Lynch, per citare i casi più recenti, dimostrano che le banche di investimento hanno bisogno di una regolamentazione più rigida, di maggiori controlli e di nuove regole per muoversi sul mercato.

In altre parole, è necessario limitare la loro altrimenti illimitata capacità di assumersi dei rischi sui mercati più diversi. La sopravvivenza di mercati finanziari sani dipenderà in gran parte dalla capacità di banche, autorità monetarie e organismi regolatori di stabilire queste nuove regole del gioco. L'epoca della deregolamentazione spensierata e della supervisione a distanza sembra finita.

È inevitabile dedurre che la crisi ha minato la credibilità dei modelli di regolamentazione che gli Stati Uniti cercavano di esportare in altri mercati. Il caso Enron e le vicende di questi giorni dimostrano che il modello di autoregolamentazione finanziaria sostenuto dall'amministrazione Bush (e dal candidato repubblicano John McCain) ha fallito ed è in parte responsabile della crisi attuale.

Chiunque vinca le elezioni di novembre negli Stati Uniti dovrebbe scegliere un modello di regolamentazione finanziaria più simile a quello proposto da Barack Obama.

Questa crisi è globale, di una gravità mai vista dal 1929. Anche per questo è molto pericolosa: i responsabili economici e politici che devono gestirla non hanno mai vissuto una situazione simile. Molto probabilmente le nuove previsioni economiche annunceranno un ritardo delle aspettative di ripresa di un semestre almeno, cioè fino alla metà del 2010. Per questo è fondamentale coordinare i sistemi di regolamentazione e supervisione bancaria non solo a livello europeo, ma anche tra Europa e Stati Uniti, Asia e Giappone".

lunedì 8 settembre 2008

Acoustic France


Music. Una collezione che racchiude chanson contemporanee e pop acustico eseguiti da artisti Disponibile da Settembre in Europa questa nuova compilazione della etichetta Putumayo World affermati ed emergenti della scena musicale francese. Questi giovani artisti prendono spunto dallo stile classico delle generazioni precedenti e dalle loro composizioni poetiche con suoni folk, tzigani e jazz per creare un nuovo genere. E’ musica che si abbina perfettamente ad una passeggiata lungo Senna od ad un bicchiere di vino in un café parigino, musica che rievoca le atmosfere romantiche delle città francesi e della bellissima campagna che le circonda.
Parte dei proventi aiuterà La Chaine de l’Espoir (LA catena della Speranza), organizzazione che fornisce cure mediche e formazione scolastica a bambini in paesi in via di sviluppo.
Per ascoltarne qualche estratto puoi andare al sito della Putumayo

Acoustic Arabia


Il 2 settembre negli U.S. e Canada, dal 30 settembre in Europa, per la Putumayo World Music, potrete ascoltare questa interessante e bella compilazione con artisti medio orientali e nord africani. Alcuni affermati, altri giovani scoperte, tutto da ascoltare con attenzione. La cantautrice algerina Souad Massi con brani che trattano temi sociali e politici, vietati dal precedente governo algerino. Maurice El Medioni, un leggendario pianista ebreo, ottuagenario, di fama mondiale da Oran, Algeria. Il gruppo Tiris, dal Sahara Occidentale, formato da rifugiati del Sharawi, attualmente controllato dal Marocco. Les Orientales, con brani algerini d'epoca seconda guerra mondiale. Zein Al-Jundi, nata e cresciuta a Damasco, Siria, e trasferitasi a Austin, Texas.
Una parte dei proventi della vendita del cd andrà alla Said Foundation, per supportare il lavoro con bambini e giovani nel Medio Oriente.
Per ascoltare qualche estratto si può andare al sito Putumayo

martedì 2 settembre 2008

Alcune considerazioni a margine...


... dei giorni che ho passato in vacanza.
Non vi esalterò raccontandovi le mie splendidamente tranquille giornate tra tenda, mare e bambini. Voglio invece annoiarvi versando qualche idea e riflessione notturna.
- Sul tipo di società che si prospetta a fine 2008.
L’altra notte intorno alle due vengo svegliato da un motorino rumoroso e fastidioso, almeno quanto i (od il?) suoi occupanti, che urlano a squarciagola: “viva il duce!!”. Pochi giorni prima accompagno il piccolo all’ospedale romano Bambino Gesù per un’improvvisa e dolorosa carie. Al semaforo rosso di Via dei Quattro Venti attraversano delle persone. Un uomo sui sessanta saluta un conoscente, all’altro lato della strada, col saluto fascista, ricambiato. Nella sala d’aspetto dell’ospedale seduto accanto a me un altro papà. Maglietta maniche corte, abbronzato, gel, tatuaggi tra i quali una grande croce celtica sul polso. Ostentata e visibile. E’ di poche ore fa l’aggressione ai danni di ragazzi di centri sociali di sinistra. Non voglio generalizzare, conosco tante persone di destra che mai si sognerebbero di alzare le mani, mi passerete però, visto da sinistra, un pizzico di preoccupazione, alla luce soprattutto dei recenti intendimenti governativi, nazionale e locale, di uguale stampo.
Tra croci celtiche e svastiche sui muri, ho una prima sensazione: quale può essere un simbolo grafico in cui si riconosce la sinistra? OK, chi scrive sui muri è uno zozzone! Però mi immedesimo in un giovane di sinistra a cui non piace più la falce e martello per tutti i motivi che conosciamo. I destroidi hanno (ancora!) la svastica o la croce celtica, ai sinistroidi che rimane? Meglio: quale nuovo simbolo può rimpiazzare falce e martello? Temo che manchi. Tanto quanto manca ancora coscienza e chiarezza della e sulla “nuova” sinistra. Democratica e (Nord) Europea. E queste assenze, in una società deviata verso consumismi ed egoismi, vengono subito riempite dai nuovi demagoghi.
- Sul Rock.
Sul sito www.radiorock.to si discute, oggi come ieri, sul significato politico e sociale del rock. Le discussioni tra noi podcaster e voi ascoltatori-lettori-scrittori sono leggibili tutte sul guestbook (tra poco il forum). Sono ricche e piene di passione, fatte tra persone di tutte le età. Gente pensante! In sintesi, nel Rock vediamo un modo di pensare ed agire “diverso”. Il bello è che questa diversità è soggettiva. Quindi io come “tipo rock” non esisto e sono criticabile e non condiviso da tanti altri “tipi rock”. Ad esempio se dicessi che non condivido ( anzi mi fa un po’ pena) l’atteggiamento, tanto europeo, di chi passa le serate in libera uscita ad ubriacarsi o drogarsi pesantemente, salterebbe su qualcuno a dire: “Ehi, io sono rockettaro, quindi faccio quello che…mi pare”. Sbagliato! Per me è solo uno che spreca le sue energie e, se cambia qualcosa, lo fa in peggio. Ed io credo che tutti noi abbiamo il diritto-dovere di crescere. Ecco, io sono diventato rockettaro con i Dylan e le Baez, negli anni settanta, dove era la musica di una utopia di un mondo migliore. Utopia, forse, ma che indica, con la sua luce lontana, la direzione da prendere. Sapendo che la luce è irraggiungibile e che la vittoria consiste in quel metro che possiamo fare verso di lei.
Tutto quel che ho scritto fin’ora sul rock però non c’entra nulla con ciò che voglio dirvi. Ho visto infatti che, come per la falce e martello, anche il “ mio” vecchio e caro rock si sta estinguendo. E l’ho capito pochi giorni fa. Come? Ascoltando la musica che esce dalle macchine e dalle finestre delle case. Questa estate, per la prima volta, non ho sentito un suono noto girare per l’aria! Solo Bum Bum metallici e sintetici, da peggiore discoteca. Roba che senti arrivare da lontano uguale ed uguale allontanarsi, se eccettuiamo distorsioni di onde sonore. Bum Bum ed ancora Bum Bum. Niente strumenti, niente armonia o melodia. Allora credo che anche questa ripetitività acreativa, questo modo di stordirsi con l’alcol o le droghe, questo ottundersi dietro a mode e manie artificiali, siano un segno forte di quanto ci siamo ( o si sono?) lasciati merdificare.